Sovraindebitamento: una via di uscita per famiglie e piccole imprese.
Una delle conseguenze più gravi dell’imperversante crisi economica è costituito dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, dovuto agli effetti negativi dell’introduzione dell’euro, al mancato adeguamento dei redditi da lavoro rispetto ai prezzi del mercato dei beni e dei servizi, alla progressiva contrazione del mercato del lavoro, alla riduzione dei consumi e, più in generale, dalla recessione economica a livello mondiale.
Alla crescente “crisi di liquidità” delle famiglie non è seguita, tuttavia, una corrispondente contrazione dei consumi, spesso a causa del ricorso, non sempre consapevole, agli strumenti di finanziamento del credito al consumo, circostanza che, negli ultimi anni, ha generato situazioni di sovraindebitamento, caratterizzate dalla sopraggiunta impossibilità per il consumatore di far fronte, in modo costante e regolare, ai debiti contratti in passato. Analoghe difficoltà si riscontrano per le piccole imprese, anche individuali, le quali, a causa della contrazione del mercato e delle ridotte disponibilità finanziarie, versano in stato d’insolvenza, stabilmente impossibilitate a fronteggiare, con regolarità, i debiti contratti nell’esercizio della propria attività. Non è escluso, tra l’altro, che tali situazioni sfocino nel ricorso a strumenti illeciti di “sostegno”, quali l’usura e l’estorsione, mettendo a rischio la vita stessa del debitore.
Per far fronte a tali gravi criticità, la legge 27 gennaio 2012, n.3 “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”, ha introdotto una procedura, rivolta ai privati consumatori e alle piccole imprese, i cui debiti hanno assunto un peso insostenibile rispetto le proprie capacità economiche, che permette loro la cancellazione dei debiti, compresi quelli verso banche, società finanziarie e Fisco, consentendo di riacquistare la propria dignità e la speranza di un nuovo inizio.
La procedura prevede, in estrema sintesi, tre possibilità per il debitore:
1) l’accordo con i creditori, mediante la sottoscrizione di una proposta per il pagamento di almeno il 60% dei crediti vantati;
2) il piano del consumatore, utilizzato soprattutto per i consumatori persone fisiche, con debiti estranei all’attività professionale o imprenditoriale. In questo caso, non è richiesto l’accordo dei creditori, ma il consumatore dovrà comunque garantire di riuscire a ripagare una quota di debiti maggiore rispetto a quanto i creditori potrebbero ottenere tramite la liquidazione del patrimonio del consumatore.
3) la liquidazione del patrimonio, fattispecie residuale, nel caso in cui sia impossibile procedere con il piano del consumatore, che prevede la vendita di tutti del debitore, eccetto quelli impignorabili.
Ognuna delle tre possibilità, per le quali la legge prevede differenti presupposti, porta all’esdebitazione, con il beneficio per il consumatore/piccola impresa di essere liberato dai debiti residui nei confronti dei creditori non soddisfatti.