‘Youth Hub’, Attiva Misterbianco: “Azzerare la convenzione con la lobby parauniversitaria” Comunicato dell'associazione sull'assegnazione di fondi del bilancio partecipativo

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’associazione Attiva Misterbianco sui fondi assegnati al Centro universitario per l’aggiornamento delle professioni (Capitt), derivati dal bilancio partecipativo

Con delibera n. 235 del 19/10/2015 la Giunta Municipale di Misterbianco ha individuato ed approvato le azioni di interesse proposte dai cittadini attraverso la sperimentazione del bilancio partecipativo.

Quattro le proposte approvate per un importo totale di 35.000 euro. Di queste, 3 sono state presentate da Attiva Misterbianco: 1) il finanziamento di tesi di laurea o studi aventi come oggetto Misterbianco, il suo territorio, la sua storia, la sua comunità, il suo sviluppo attraverso il recupero di un apposito regolamento approvato dal Consiglio Comunale qualche anno fa; 2) l’organizzazione di giornate di educazione allo sport nelle scuole misterbianchesi con il coinvolgimento delle associazioni sportive del territorio; 3) la realizzazione di 2 Youth Hub (uno al centro in rete con uno nelle frazioni) per l’attività imprenditoriale giovanile con l’obiettivo di generare una comunità di giovani imprenditori che si impegnino nella cooperazione, nello sviluppo sostenibile e nelle nuove economie emergenti;

Un quarta proposta approvata è stata invece presentata dalla Fondazione Monasterium Album e riguardava un corso di formazione per giovani guide da utilizzare per tenere aperto il Museo di Arte Sacra ed il sito del Campanarazzu.

Tra le quattro proposte approvate solo quest’ultima è stata affidata alla gestione diretta del soggetto che l’ha proposta (la Fondazione Monasterium Album). Negli altri casi il comune ha deciso di realizzare le proposte presentate dai cittadini attraverso il proprio intervento diretto.

Quale sia il criterio che ha portato l’amministrazione ad adottare pesi e misure diverse, francamente sfugge.

Così come sfuggono le ragioni per cui, sul progetto denominato “Youth Hub, ponte per i giovani ed il territorio”, si è “accuratamente” evitato il confronto preventivo con i promotori del progetto e si è altresì deciso di non gestire direttamente la realizzazione ma di affidarla, con il relativo budget previsto (20.000 euro), ad un istituto esterno parauniversitario il C.A.P.I.T.T. (Centro Servizi per l’aggiornamento delle Professioni e per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico dell’Università di Catania), che nel frattempo ha “tempestivamente” fatto pervenire al comune una proposta vuota PER 6 MESI DI LEZIONI e 4 INCONTRI CON GLI IMPRENDITORI.

L’idea originaria, caduta in disgrazia, era di mettere a disposizione degli “Youth” (… Giovani) spazi fisici e virtuali per dare loro la possibilità di sviluppare i “loro” progetti imprenditoriali, promuovendo allo stesso tempo progetti in comune. I giovani sono i protagonisti degli “Hub” (Centri/Nodi) : sono loro che organizzeranno, in base alle loro necessità, le attività degli YH’s!

In un “nodo” di questo genere (in rete con quelli europei) si invitano i professionisti ad effettuare “lectio magistralis”, talk e tavole rotonde su tematiche sociali o di affari, incontri di networking con gli imprenditori che vogliono condividere un’idea o un progetto. I centri sono anche “espressioni culturali” e si sarebbero animati con esposizioni d’arte perché veicolo di trasformazione sociale, eventi per promuovere l’innovazione nel management culturale e attività che possono creare un ecosistema imprenditoriale.

In questa proposta “non c’è un tempo” ma un obiettivo che deve maturare naturalmente in quanto processo di trasformazione sociale.

Insomma la proposta di base non aveva la scadenza incorporata, ma il compimento del risultato di “autogestione” che i ragazzi e le ragazze di periferia e centro della nostra cittadina raggiungevano con l’aiuto sì di professionisti che Attiva Misterbianco e il Comune avrebbero facilmente coinvolto, ma spendendo i soldi, lo ricordiamo 20.000,00 euro, per strutture, attrezzature, collegamenti internet, eventi, e non certo per pagare 6 MESI DI LEZIONI FRONTALI E 4 INCONTRI CON GLI IMPRENDITORI… e poi chiudere la saracinesca degli sprechi!

Infatti, leggiamo direttamente dal progetto proposto: l’ “Urban innovation laboratory” dell’università, sostanzialmente, prevede seminari sulla creazione di impresa, 4 incontri con la comunità produttiva e attività di mentoring e coaching per tutta la durata della convenzione: 6 mesi! Le parti potranno rinnovare gli effetti di comune accordo mediante stipula di nuova convenzione…. (certo l’appetito vien mangiando).

Abbiamo espresso da subito il nostro disappunto all’amministrazione, e per questo siamo stati chiamati dal vicesindaco, che proponeva di inserirci nella realizzazione di qualche attività nel progetto, pensando probabilmente di darci il contentino e mettere definitivamente a tacere il nostro disappunto.

Puntando fermamente i piedi abbiamo rivendicato la validità della proposta originale, intesa a costituire due “nodi” per l’occupabilità in grado, in chiave sociale, di rinsaldare i rapporti tra i giovani del centro e quelli delle frazioni e creare condizioni per l’avvio di Startup innovative. Ribadivamo inoltre la necessità di un processo partecipato dal basso con i giovani veri protagonisti degli “hub”, delle loro attività e del loro futuro e non recettori passivi di nozioni preconfezionate e tecnicismi antiquati.

Con fermezza abbiamo ribadito, ancora una volta, la nostra disponibilità a coordinare il progetto A TITOLO GRATUITO, anche in presenza dell’Università, così da sgombrare il campo da qualsiasi illazione e dare forza all’attuazione alla proposta che prevede di coinvolgere entità diverse e necessita di soggetti che conoscono la realtà territoriale e sono in grado di creare le giuste sinergie. Si rinviava dunque la discussione di questa ultima ipotesi ad una successiva riunione anche in presenza dei responsabili del centro parauniversitario.

Da allora (dicembre 2015), sono passati 6 mesi, ed il progetto è rimasto fermo al palo.

La riunione si è svolta solo qualche giorno fa, il 22 di giugno, ma ci siamo trovati davanti ad azioni già decise e pianificate in cui il C.A.P.I.T.T. oltre a risultare incaricato del coordinamento partecipa con risorse umane proprie per il supporto scientifico e didattico per il quale, come si legge all’art. 4 della bozza di convenzione, vengono direttamente versati i 20.000, 00 dei soldi del bilancio partecipativo del Comune di Misterbianco.

È totalmente scomparsa inoltre dal progetto la previsione di un centro anche nelle periferie per il coinvolgimento fattivo di quelle aree, prevedendosi solo l’uso del Nelson Mandela (…. alla faccia dell’ integrazione delle periferie considerate popolate solo da fruitori di partite di calcio e cantanti neomelodici).
L’unica strada, a quel punto, era abbandonare il tavolo, senza troppi riguardi.

Non siamo disposti infatti a snaturare una proposta che riteniamo utile per lo sviluppo del paese né a prendere parte alla solita ed inutile iniziativa dove si eludono i bisogni e le ricadute positive sul territorio e si privilegiano gli interessi di pochi, risaputi accaparratori di prebende.

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Redazione

La Redazione di Misterbianco 3.0

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