Padre Cannone, il sacerdote che sognava un grande oratorio. E lo realizzò. Il ricordo del professore Pippo Rapisarda, dal suo libro "Misterbianchitudine"

È proprio vero. Ogni chiesa ha una sua anima, un suo modo d’essere, di porsi: Chiesa Madre si caratterizza per la sua maestosità, la Chiesa del Carmine per la sua composta mestizia, quella di San Giuseppe ispira sentimenti di irenica compostezza, la Chiesa da “Caritati” rimane impressa per il suo cantore.

San Nicolò ti invita, anzi pretende, a stabilire con essa una forma di contatto speciale; non ti conquista per qualche suo particolare architettonico, vuole che tu viva con essa, ieri come oggi, un rapporto vero, schietto. C’è una statua all’interno della chiesa, è la statua di San Giovanni Bosco, l’educatore che parlava ai ragazzi, viveva con essi diventandone un amico intimo, punto di riferimento, compagno fidato.

Quella statua venne posta nella chiesa circa cinquant’anni or sono, quando già da anni nella parrocchia operava un giovane prete, Vincenzo Cannone, sacerdos in aeternum, che sognava un oratorio, un grande oratorio, dove poter accogliere tutti, indistintamente tutti, i ragazzi e fare con loro vita comunitaria. E l’oratorio lui se l’inventava: un po’ di spazio recintato da muri a crudo lì di fronte all’ingresso secondario della sacrestia lungo via San Nicolò.

In estate si trasferiva nel cortile della Casa Sant’Angela, là dove ancora doveva sorgere la Chiesa di Sant’Angela Merici, o portava i ragazzi al piano della Madonna degli Ammalati, approfittando della disponibilità di don Michelangelo Condorelli e dell’aiuto spontaneo ed essenziale delle tante donne dell’Azione cattolica della parrocchia.

Vincenzo Cannone fece scoprire a tanti ragazzi l’Etna e la neve, inventò ante litteram i giochi della gioventù, campionati di calcio su un terreno che, per definirlo campo di calcio, bisogna fare ricorso alla più accesa fantasia. Vincenzo Cannone trascorreva intere giornate con i ragazzi, con tutti i ragazzi, avendo spesso al suo fianco il buon Carmelo, un giovane down, che lui teneva sempre vicino a sé; ed inventava continuamente attività per i suoi ragazzi che, da crociati faceva sfilare, per le feste liturgiche, per il paese e che portò anche a Catania in occasione del congresso eucaristico del 1959.

Vincenzo Cannone sognava un grande oratorio e, nell’attesa di poterlo creare, impiegava la sacrestia e il cortiletto antistante come laboratorio, dove i ragazzi costruirono un bellissimo modello del duomo di Milano. Ed ecco la “Repubblica del Miao” ed i campionati di pallavolo ed ancora quelli di calcio; ed una marea di ragazzi tutti ad orbitare in quello spazio di via San Nicolò di fronte all’ingresso secondario della sacrestia; uno spazio divenuto più grande grazie alle donazioni del benemerito professor Nunzio Caudullo.

Vincenzo Cannone sognava un oratorio, un grande oratorio, per i suoi ragazzi; ed in quello spazio dirimpetto all’ingresso della sacrestia lungo la via San Nicolò il sogno di tutta una vita da missionario man mano ha preso forma, grazie alla sagacia di quest’uomo sempre sorridente che ha speso ogni sua energia morale e materiale affinché il sogno diventasse realtà.

E così è stato. Un grande oratorio a disposizione di tantissimi giovani di ogni età che hanno la possibilità di fare vita comunitaria, di svolgere molteplici attività, di usufruire di una sala convegno polifunzionale, di avere un grande spazio opportunamente strutturato dove crescere e confrontarsi, magari scontrarsi, comunque misurarsi sotto la guida discreta, spesso sorniona, ma sempre vigile ed intelligente di chi, dietro l’eterno sorriso bonario, riusciva a trasmettere e a comunicare a tutti l’essenziale importanza della pratica dei valori positivi della vita, quali il rispetto del prossimo, la carità, l’eguaglianza fra tutti gli essere umani perché tutti figli di Dio.

E poco importa se, ogni tanto, dalle mani di Vincenzo Cannone partiva qualche corposo ceffone; in fondo era volto a fin di bene!

Pippo Rapisarda

Brano tratto da ‘Misterbianchitudine’ (Tipogr.CSM, Misterbianco 2013)

(Foto da ‘Misterbianco in Comune – Settembre 2006’)

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La Redazione di Misterbianco 3.0

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