Campanarazzu, ZWS Etna propone una giornata di raccolta dei rifiuti abbandonati Il coordinatore Angelo Naso: "Dobbiamo fare qualcosa: ecco pattumiere riciclate per la raccolta differenziata"

Riceviamo e pubblichiamo da Angelo Naso, coordinatore cittadino del circolo Zero Waste Sicilia Etna

“Dobbiamo fare qualcosa per Campanarazzu”. Il proposito nasce con più determinazione solo dopo una recente visita al sito “liberato dalla lava” unico al mondo, assistito da uno degli appassionatissimi “angeli custodi”, Mimmo Murabito, della Fondazione Monasterium Album.

Come se, finora, non fossero bastate, a convincerci dell’urgenza degli interventi da favorire, le visite precedenti o il continuo ragionarne tra cittadini/e o le partecipazioni agli incontri che ne presentavano tutte le caratteristiche o ancora gli articoli su svariate ed autorevoli testate giornalistiche tra cui l’ultima, prestigiosissima, sul n.ro di Agosto del National Geographic con un paginone centrale che immortala un altro “custode”, il pubblicista Carmelo Santonocito, accanto ad uno degli altari liberati.

Invece, repetita juvant, e l’ultima ricognizione è stata illuminante per farci prendere definitivamente coscienza e rilanciare, come già altre associazioni sul territorio da Attiva Misterbianco alla Fondazione Italiana Sommelier, la necessità di mettere in campo qualcosa di tangibile, semplice ma reale ed utile per aiutare la Fondazione Monasterium Album e coloro che hanno dedicato la loro vita a quello che sembra più un sogno, un gioco immaginato da bambini, che la realtà: la liberazione, in ogni senso, da tonnellate e tonnellate di basalto della Chiesa Madre della Misterbianco antica, fulcro di una comunità che non si fermava ai soli confini comunali ma che si allargava in ogni direzione tra i villaggi vicini e fin dentro la città di Catania, come raccontato, tra gli altri, da Josè Calabrò nel libro di scrittura collettiva “ Le case dei Gelsi” per i tipi di Maimone editore.

Il sito di Campanarazzu è meta di turisti ma non ha un impianto di scolo e raccolta delle acque piovane, non ha dei servizi igienici, non ha nessuna ringhiera o illuminazione nel percorso che porta dall’ingresso alla chiesa, l’area attorno è piena di rifiuti e non è stato prevista alcuna pattumiera o servizio di pulizia e ritiro dei rifiuti, non esistono indicazioni stradali chiare che invitino i turisti a visitare il sito, né esiste un punto di ristoro o di vendita di souvenir e tanto altro.

La nostra proposta, come ZWS Etna, per contribuire al generoso lavoro già dispiegato, è l’impegno di organizzare in concomitanza dell’imminente festa della Madonna degli Ammalati, una giornata di raccolta dei rifiuti abbandonati in tutta l’area recintata del sito e di fornire delle pattumiere per la differenziazione dei rifiuti (plastica, vetro, carta e rifiuto indifferenziato) realizzate da noi con materiale recuperato. A tal proposito, chiediamo al Comune di pianificare con la Dusty il periodico servizio di ritiro dei rifiuti raccolti attraverso le pattumiere.

Grazie alle guide, facilmente rintracciabili e straordinariamente disponibili a pianificare una visita, possiamo ammirare un sito che, nonostante il più che discutibile lavoro compiuto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania, a dispetto degli scettici di ogni latitudine e al netto dell’atavica sicula capacità di sminuire tutto ciò che ci appartiene, positivo o negativo che sia, è stato, invero, riconosciuto come un intervento di recupero architettonico unico al mondo.

Infatti, in altre parti del globo sono stati fatti scavi archeologici per il recupero di manufatti ed edifici a seguito di un’eruzione vulcanica (ad esempio Pompei e il Vesuvio), ma si è sempre trattato di colate di materiale piroclastico leggero e fango, mai di colate di lava, cioè roccia fusa. Non guasta l’aver incontrato e ospitato personalmente, a suo tempo, gli specialisti toscani della ditta “PT Color” che hanno effettuato l’ultima fase del restauro, i quali ci hanno riferito che esiste un analogo recupero parziale di una chiesa in Sud America, ma si tratta di un solo edificio e che è stato colpito solo parzialmente dalla colata lavica.

Questa unicità mondiale che abbiamo dietro casa, sotto il naso, da un lato sprona la determinazione, la voglia di recuperare la propria storia e la lotta dell’uomo contro la natura, dall’altro è una bandiera di visibilità e riconoscibilità internazionale , non solo il luogo dell’anima in cui sono piantate le radici di ogni misterbianchese orgoglioso di esserlo.

In questa fantastica fabula di emersione alla luce, esiste però il capitolo oscuro: la Fondazione Monasterium Album e soprattutto i succitati angeli custodi sono, talvolta, fin troppo “gelosi”, comprensibilmente, della loro “mission” e altrettanto spesso sono lasciati soli nella gestione dei luoghi e nella ricerca e raccolta fondi per acquistare il minimo indispensabile per rendere fruibile il sito, talaltra, sgomitano con la Sovrintendenza, il Comune e le altre istituzioni interessate, quelle che dovrebbero, invece, unirsi in un tavolo di lavoro permanente per organizzare il 350esimo anniversario dalla colata del 1669.

Zero Waste Sicilia Etna oltre a proporre le azioni immediate di ripulitura e di conservazione dello stato di pulizia attraverso le pattumiere da donare, chiede a tutti i/le misterbianchesi e alle tante associazioni che operano nel nostro territorio, di non rimanere a guardare ma di spendersi nel modo che si ritiene più opportuno, per dare a Campanarazzu il lustro che merita.

Angelo Naso – Coordinatore Zero Waste Sicilia Etna

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Redazione

La Redazione di Misterbianco 3.0

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