Quattro Novembre, la comunità che non c’è Sindaco assente, pochi i cittadini presenti

Ancora un 4 novembre senza pathos, senza cittadini, senza Sindaco, senza “comunità”. Misterbianco non esiste più, lo sosteniamo da tempo, anche per colpa del disinteresse e della scarsa organizzazione con la quale eventi e ricorrenze del genere vengono concepiti.
Nino Di Guardo non ha mai fatto mistero, con la sua assenza reiterata (dal 2012 presente solo un anno, nel 2014), di non avere alcun interesse a celebrare le Forze Armate, il giorno dell’unità nazionale, l’anniversario della vittoria nel primo conflitto mondiale, i caduti, anche Misterbianchesi, di ogni guerra. Che si tratti di un rigurgito di ideologico anti-militarismo (ne dubitiamo), oppure di semplice indifferenza per una cosa “inutile”, la sostanza non cambia: mentre negli altri Comuni si fa sensibilizzazione nelle scuole, si invitano ragazzi e genitori, si coinvolgono le Associazioni di ex-combattenti, a Misterbianco si fatica a mettere insieme una decina di volenterosi, incluso Assessore, Comandante dei Carabinieri, cerimoniere e volontari. La giovane Assessore Caruso con la fascia tricolore non ha, naturalmente, alcuna responsabilità, ma sarebbe stato così difficile sensibilizzare le scuole, invitarle al Monumento, creare un momento durante il quale riflettere sul passato per capire meglio il futuro? Nulla di nulla. A poco serve la volenterosa presenza dell’Avvocato Saglimbene, Presidente del Centro Studi Bachelet, coorganizzatore dell’evento: il 4 novembre il grande assente è il popolo, è Misterbianco, è la sua identità perduta, è la storia sulla quale si costruiscono le fondamenta di una comunità. Di Guardo non ama le feste comandate, lo si capisce ogni settembre per la Madonna degli Ammalati; ma una amministrazione che si preoccupi di guidare i propri concittadini e salvaguardare (almeno nei propositi) la coesione territoriale, non potrebbe permettersi di ignorare il 4 novembre, con il suo alto significato simbolico e valoriale. Le tristi immagini del Monumento ai Caduti deserto, già trascurato durante tutto l’anno, stringono il cuore. Parafrasando, amaramente, Verdone, tanto varrebbe a questo punto demolirlo e farci una bella pista di pattinaggio: la memoria e il rispetto per chi ci ha preceduti, combattendo anche per la nostra libertà, non dovrebbe essere un valore negoziabile.

Paolo Di Caro
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Paolo Di Caro

Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Freschissimo Direttore Responsabile del quotidiano nazionale online QELSI.
Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale.
Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia.
Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo.
A parte questo, non molla mai.
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Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Freschissimo Direttore Responsabile del quotidiano nazionale online QELSI. Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale. Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia. Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo. A parte questo, non molla mai.

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