Passa il Giro, le parole di Nino Marchese pietre nello stagno dell’ipocrisia Esegesi non richiesta della dichiarazione dell'ex presidente del consiglio comunale.

“Le parole sono pietre”. Così titolava Carlo Levi il libro-denuncia sulla Sicilia di alcuni decenni fa. E, “si parva licet…”, anche quelle di Nino Marchese, ex presidente del consiglio comunale, sul passaggio del Giro d’Italia a Misterbianco lo sono. Parole dette a caldo. Pietre nello stagno dell’ipocrisia. .

Parole che hanno provocato varie reazioni. Alcune giustificate. Altre scomposte. Parole che almeno hanno avuto il merito di non sotterrare sotto il caramelloso effluvio dell'(auto)incensamento questioni che hanno caratterizzato la vigilia di questo passaggio del 101esimo Giro d’Italia da Misterbianco.

Senza avventurarsi troppo nell’esegesi di quanto dichiarato da Nino Marchese, non crediamo che, con la dichiarazione rilasciata a Misterbianco 3.0, l’esperto del Carnevale abbia avuto intenzione di mancare di rispetto al lavoro svolto dalla locale polizia. Ma almeno due considerazioni sulle sue parole, si possono fare.

La prima: “I misterbianchesi hanno dimostrato che non avevano bisogno di vigili urbani”. Sembrerebbero parole ingenerose nei confronti della polizia locale. È ovvio che così non potrebbe essere: anche l’ex presidente del consiglio comunale sa che se il passaggio della carovana rosa dal centro urbano c’è stato, ciò è stato permesso anche dal lavoro dei vigili misterbianchesi e non. E allora? Il senso è tra le righe. Ed è ben preciso: “Non c’era bisogno di quell’esercito di agenti in più, e dotati di pistola, che il comando della polizia locale riteneva necessario per garantire la sicurezza del transito della carovana”.

E che esercito: tutti agenti dovevano essere, e con tanto di arma alla fondina. Manco se dovevano fronteggiare la SPECTRE con James Bond al fianco! Eppure necessari, secondo il comando nostrano, per garantire la viabilità degli otto chilometri di attraversamento del territorio comunale del primo percorso individuato dalla RCS Sport, l’organizzazione del Giro. Quello che da San Giovanni Galermo portava a Misterbianco, attraverso la provinciale che passa da Poggio Lupo e Serra.

L’impossibilità di reclutare un simile spropositato numero di personale è stato il motivo (apparente) per il diniego categorico al transito del Giro. Apparente perché, se dobbiamo dirla tutta, ai piani alti di via Sant’Antonio Abate del Giro non interessava un fico secco. Ecco perché il diniego venne sposato in toto dal sindaco Di Guardo che firmò l’atto ufficiale di rifiuto del passaggio.

Comprendendo però la grande castroneria che stavano commettendo, né il sindaco né il comandante si presentarono alla convocazione del Prefetto, per la prima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. In quella sede, se avesse importato davvero qualcosa del passaggio del Giro, si sarebbe potuto chiedere un aiuto in termini di uomini e mezzi agli altri Comuni.

Com’è andata dopo lo sappiamo: travolta dalla reazione popolare, dalle polemiche politiche, e dall’intervento dell’organizzazione l’amministrazione ha fatto marcia indietro e ha proposto un contorto percorso alternativo. Meno incroci da controllare e quindi meno esigenze di organico. Sarebbero bastate meno unità. Ma sempre agenti con tanto di pistola dovevano essere.

Solo che col transito salvato il Comune di Catania era rimasto inguaiato: la polizia locale catanese è stata costretta a impegnarsi non solo alla partenza della 4a tappa, ma anche sulle vie Galermo, Sebastiano Catania e la circonvallazione. Tanto che, alla richiesta del comando di fare arrivare a Misterbianco 20 unità di agenti catanesi a supporto, ne sono arrivati solo 12: di questi 5 erano agenti. Gli altri 7 erano Ops, operatori di polizia stradale. Validissimi a regolare la viabilità. E senza pistola.

La domanda, spontanea e suggerita da Marchese, è: serviva davvero, sia prima che dopo, quell’esercito di vigili urbani, richiesti addirittura “con licenza di uccidere”? La cui mancanza aveva addirittura provocato la negazione del consenso a passare da Misterbianco? E che ha esposto il Comune a una figura barbina di rilevanza nazionale?

La seconda: “Non avevamo bisogno di transenne”. Al di là del sottinteso riconoscimento della correttezza del pubblico assiepato ai lati della strada, forse esaltarsi per l’acquisto di 100 transenne e annoverarlo tra i preparativi per il passaggio del Giro è sembrato troppo anche all’ex presidente. Preparativi che sono stati ben poca cosa: anche la decisione di anticipare solo alle 11 l’uscita delle scuole stava per rivelarsi una clamorosa topica.

Che il transito della 4° tappa della Corsa Rosa non fosse in cima ai pensieri del sindaco Di Guardo e della sua amministrazione, consiglio comunale compreso, lo si era capito già da tempo. Con un percorso definito e presentato già dal mese di novembre 2017, con l’opportunità di poter avere una vetrina per tutta l’Italia, il Comune avrebbe potuto fare di più. Se solo ne avesse avuto la volontà. Anche per sollecitare qualcuno alla Regione, così da fare spendere all’Anas qualche cosa pure per le strade misterbianchesi.

Oppure, ad esempio, prendere contatto con Rai Cultura perché trovasse posto nel programma “Viaggio nell’Italia del Giro” di Edoardo Camurri, uno spazio da dedicare a quell’unicum storico-artistico-archeologico della chiesa di Campanarazzu tirata fuori dalla sciara etnea.

Campanarazzu che non avrebbe sfigurato assieme al resto di cui ha parlato Camurri, l’amore: dalla Pescheria di Catania al quartiere di San Berillo, dal randagio di Lentini alla piazza di Grammichele, dai fiori di Pantalica alla scala di Caltagirone.

E invece di Misterbianco niente. Dopo, invece, approfittando della sosta della carovana (almeno quella!) tutti pronti a salire sul palco e ad attaccarsi le medagliette. Hai voglia a tirare pietre nello stagno, caro Nino Marchese!

Rosario Nastasi
Seguimi

Rosario Nastasi

Nasce a Misterbianco nel secolo scorso ma sfiderebbe volentieri Capitan Uncino. Si forma al Classico ma subisce il fascino delle Scienze: Biologia a Catania; Comunicazione a Cassino (Fr). Pubblicista dal 1992, è passato dalla carta stampata, alla Tv, alla radio, al web. Rugbista da giovane ma ora si logora le rotule al calcetto. C'è vita senza contraddizioni?
Rosario Nastasi
Seguimi

Condividi:

Rosario Nastasi

Nasce a Misterbianco nel secolo scorso ma sfiderebbe volentieri Capitan Uncino. Si forma al Classico ma subisce il fascino delle Scienze: Biologia a Catania; Comunicazione a Cassino (Fr). Pubblicista dal 1992, è passato dalla carta stampata, alla Tv, alla radio, al web. Rugbista da giovane ma ora si logora le rotule al calcetto. C'è vita senza contraddizioni?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Realizzato e gestito da You-Com.it

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi