Omicidio Arena, il mandante fu Gaetano Nicotra Decapitata la cosca dei "Tuppi" e luce sull'omicidio del politico

Duecento Carabinieri, supportati dai reparti specializzati, hanno eseguito 26 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, decapitando la cosca dei “Tuppi”, sodalizio criminale operante da tempo sul territorio misterbianchese e, di recente, affiliato al Clan Mazzei. Numerose le contestazioni a loro carico, dall’omicidio al furto, alla ricettazione, ma sopratutto la contestazione, per la prima volta a loro carico, dell’associazione di tipo mafioso, come rilevato dal Procuratore Zuccaro durante la conferenza stampa che si è tenuta nei locali della Procura.

Il fulcro delle indagini, e dei successivi riscontri, é nei verbali di interrogatorio del collaboratore di Giustizia Luciano Cavallaro, esponente storico della famiglia e reo confesso, in concorso, di uno degli omicidi-enigma, fino a oggi irrisolvibile, nel filone politico-mafioso in Sicilia: l’esecuzione nel settembre del 1991 dell’allora Segretario della Democrazia Cristiana di Misterbianco, Paolo Arena.

Cavallaro, secondo gli investigatori, avrebbe agito su mandato di Gaetano Nicotra, “u zu Tanu”. “Proprio in relazione alla carica politica ricoperta”, si legge nel comunicato della Procura, “Paolo Arena aveva intrattenuto relazioni illecite e continuative con Mario Nicotra e, dopo l’omicidio dello stesso per mano del clan PULVIRENTI, aveva allacciato rapporti affaristici con quest’ultimo Gruppo. L’appoggio garantito da ARENA al Clan PULVIRENTI era vissuto da restanti appartenenti al clan NICOTRA come un vero e proprio tradimento, da sanzionare con la morte del politico”.

Bocche cucite su connivenze, favoreggiamenti e sul nome del secondo esecutore materiale, da una parte perché alcune vicende che non riguardano questa inchiesta sono ancora oggetto di approfondimento da parte di altre Procure, in qualche caso perché i reati sarebbero prescritti (favoreggiamento); nel caso del secondo killer perché si cercano ancora i riscontri probatori.

Ulteriori elementi potrebbero arrivare dall’inchiesta della Procura di Genova, titolare delle indagini sull’omicidio di Orazio Pino, reggente della cosca del Malpassotu proprio in quegli anni, freddato dai killer la scorsa settimana: la coincidenza fra omicidio e arresti di oggi resterà tale fino a quando non dovessero esserci rivelazioni da parte degli investigatori liguri.

Gli arresti hanno riguardato attività criminali perpetrate anche negli ultimi anni, dopo la scarcerazione e il rientro a casa di uno dei rampolli della famiglia, Toni Nicotra, affiancato ai vertici dell’organizzazione da Antonino Rivilli, detto “Gisella”, come risulta dalle intercettazioni dei sodali del gruppo di Motta Sant’Anastasia, altro Comune sotto l’influenza criminale dei “Tuppi”.

Rapine, estorsioni, intestazioni fittizie di beni, nel palmares degli arrestati, oltre a un “infiltrato” nelle forze dell’ordine, un Carabiniere, anche lui arrestato e sospeso dal servizio, in forza presso la stazione di Motta, che avrebbe aiutato il sodalizio mafioso rivelando informazioni riservate.

I NOMI DEGLI ARRESTATI:

Uno dei provvedimenti restrittivi dell’operazione denominata ‘Gisella’ è stato notificato in carcere a Giuseppe Piro, di 28 anni.

Gli altri arrestati sono Domenico ed Emanuele Agosta, di 33 e 29 anni, Giuseppe Avellino, di 55, Filippo Buzza, di 45, Rosario Salvatore Cantali, di 46, Luca Destro, di 37, Vincenzo Di Pasquale, di 42, Daniele e Filippo Distefano, di 35 e 42 anni, Carmelo Guglielmino, di 41, Gaetano Indelicato, di 32, Alfio La Spina, di 37 anni, Carlo Marchese, di 47, Saverio Monteleone, di 37, Daniele Musarra Amato, di 49 e Antonino Navarria, di 59, Antonio Nicotra, di 53 anni, Gaetano Nicotra, di 40, un suo omonimo, di 68, Lucia Palmeri, di 50, Emanuele Parisi, di 30, Antonino Rivilli, di 48, Giovanni Sapuppo, di 39, e Francesco Spampinato, di 42.

Il carabiniere tra gli arrestati:

Gianfranco Carpino, di 51 anni, tra gli arrestati dell’inchiesta della Dda di Catania contro il clan dei ‘Tuppi’.

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Paolo Di Caro
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Paolo Di Caro

Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale. Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia. Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo. A parte questo, non molla mai.

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