La “sindrome di Hitler nel bunker” La surreale conferenza stampa del Sindaco Di Guardo

LA SINDROME DI HITLER NEL BUNKER.

Sono lontani i livelli recitativi del compianto Bruno Ganz, straordinario Hitler ne “La Caduta”, il racconto delle ultime ore del capo nazista chiuso nel bunker, in preda a un delirio  claustrofobico, a mille ossessioni, alla disperata ricerca di una via d’uscita da una Guerra irrimediabilmente persa.

Eppure la conferenza stampa di stamattina, convocata dal Sindaco per commentare le ultime vicende giudiziarie misterbianchesi, ha avuto le medesime tonalità “gotiche”, unite a una comicità involontaria, ma con un protagonista decisamente meno brillante.

Il Sindaco di Misterbianco Di Guardo, a capo di due esperienze amministrative che hanno nel palmares entrambi i vice-Sindaco finiti in intercettazioni “pesanti”, per amicizie “pesanti”, con i Commissari prefettizi negli uffici a valutare se vi siano state infiltrazioni mafiose, con qualche funzionario e consulenti citati nelle intercettazioni, o addirittura sotto processo, perché presunti “amici degli amici”, convoca i giornalisti per chiedere, a mezzo stampa, le dimissioni da Consigliere Comunale di uno dei suoi vice Sindaco, Marco Corsaro; ovviamente quello che lo ha mollato e si è candidato Sindaco contro di lui, anche perché Carmelo Santapaola, l’altro, dimessosi dalla carica al sopraggiungere degli arresti domiciliari, aveva già provveduto a liquidarlo come “uno che non ha mai deciso nulla”, “bravu carusu ca non misi mai na fimma”.

Mica scemo, Nino.

Sceglie amici e nemici con grande oculatezza e camaleontico opportunismo.

Da sempre.

E in questo caso si è pure fatto mettere le firme in calce alla richiesta di dimissioni di Corsaro dai suoi fedelissimi, Matteo Marchese e Federico Lupo su tutti: fedelissimi fino a prova contraria, destinati probabilmente a finire nel cestino dei “rifiuti” politici, come tanti altri, quando non saranno più funzionali ai suoi progetti.

Teatrale, “descamisado”, trasandato per lasciar trasudare il grande “travaglio” interiore, brandisce il Libretto Rosso della lotta alla mafia, il suo capolavoro immortale, quella mafia da Lui sconfitta nel 1991 e mai più tornata al Comune di Misterbianco.

Ipse dixit.

La miglior difesa è l’attacco, si sa.

E mentre i carri armati dell’Armata prefettizia marciano sulle macerie della cittadella, vivisezionando decine e decine di faldoni, delibere, affidamenti, nomine, mentre i novelli Goebbels preparano le fiale di veleno da far ingoiare ai “figli” perché con loro muoia la “rivoluzione”, Lui, il Führer, nella letterale traduzione dall’italiano al tedesco, sbraita in una stanza fra taccuini e telefonini; lo fa invocando gli dèi protettori della sua eterna sindacatura, minaccia decisioni irrevocabili (dove l’abbiamo già sentito?), ribadisce che “Misterbianco non può essere sciolta per mafia”, perché la mafia non c’è più al Comune da quando c’è Lui.

Cucù, cucù, la mafia non c’è più.

“Muoia Corsaro e tutti i Filistei”; solo il suo ex vice-Sindaco “core ingrato”, mi raccomando, improvvisamente erba cattiva, ma solo un minuto dopo essere uscito dalla Amministrazione Di Guardo.

Fa già ridere (o piangere) così.

Dalla Tana del Lupo è tutto.

Per adesso.

Paolo Di Caro
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Paolo Di Caro

Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale. Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia. Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo. A parte questo, non molla mai.

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