Rifiuti, i Comitati No Discarica: “L’Oikos non può essere la ‘riserva del regno'” Conferenza stampa dei Comitati di Misterbianco e Motta Sant'Anastasia per ribadire alla Regione di negare il rinnovo dell'autorizzazione alla luce di due novità

“Chiediamo a Musumeci di togliersi la maschera e dirci qual è il suo pensiero sulla situazione che vivono le due popolazioni di Motta Sant’Anastasia e di Misterbianco”. Finisce con una precisa richiesta al governo regionale la conferenza stampa dei Comitati No Discarica di Misterbianco e Motta Sant’Anastasia, alla luce degli ultimi eventi: la relazione del responsabile dell’Area tecnica del Comune di Motta S.A. e la sentenza di primo grado nel processo ‘Terra Mia’.

E così è proseguita, nella nota dei Comitati.

“Dai rilievi effettuati sia dalla commissione speciale discarica nel 2016 e sia dall’Ingegnere Di Rosa ad aprile del 2019 sembrerebbe che parte della discarica “valanghe d’inverno” sia stata realizzata al di fuori dell’area autorizzata dalla Regione con il DRS 221/2009, in terreni non di proprietà Oikos; questo prefigurerebbe non solo un abuso edilizio ma anche un mostruoso danno ambientale. Pertanto chiediamo alla Regione di respingere la nuova richiesta di Aia da parte della Oikos e di procedere con l’immediata chiusura del sito”.

Esordivamo così lo scorso 01/07/2019 alla vigilia della presentazione delle note dell’area tecnica del Comune di Motta che non avevamo e che non potevamo prefigurare nella consistenza e precisione che oggi andremo a commentare.

Brevemente si riepiloga che la discarica ha subito un primo stop con il DDG n1143 nel luglio del 2014, quando a seguito dell’insediamento di una commissione d’inchiesta amministrativa si arrivò al diniego di rinnovo dell’autorizzazione e alla gestione dei Commissari dello Stato che “ottemperarono alla chiusura” presentando un progetto di ampliamento per altri 2.500.000 di mc, allora insorgemmo denunciando il tradimento del loro mandato, compreso l’esposto del nostro avvocato Goffredo D’Antona per abuso d’ufficio per il superamento dei poteri d’ordinanza ex art 191 TUA contro Crocetta.

Poi il TAR ha sconfessato, a fasi alterne, le violazioni e le illegittimità sostenute dai Comitati No Discarica e l’Oikos, forte di queste vittorie, è tornata a chiedere il rinnovo dell’AIA autorizzata nel 2009, il colpo di scena, nell’ultima conferenza dei servizi del 19/04/2019, è la richiesta di chiarimenti della stessa Regione Siciliana, note e relazioni che sono state, appunto, consegnate lo scorso 02/07/2019 e che portiamo oggi alla luce.
Un documento inusualmente chiaro e alla portata di tutti, la relazione dell’ing. De Rosa, depositata al prot.gen. n.11681 del Comune di Motta cui la Regione chiede un parere di conformità in merito alla perimetrazione e alla reale catastazione dello stato dei luoghi in cui insiste l’insediamento industriale, anche a seguito del lungo lavoro della Commissione di Monitoraggio della Discarica del consiglio comunale mottese presso cui sono stati, di volta in volta, depositati i documenti, le foto ed i rilievi che hanno portato all’attuale verifica, oltre che agli esposti in procura.

Soprattutto la relazione tecnica fuga ogni sospetto sul fatto che la particella 131, oggi 283 a seguito di frazionamento, sia mai stata parte del progetto valutato originariamente per l’approvazione dell’AIA nel 2009, il funzionario asserisce che non abbia mai fatto parte del contenuto dell’AIA che porta la localizzazione e perimetrazione solo delle 4 particelle ex 83 (ora col frazionamento 253/254/255/256), ed infine conferma che non faccia parte delle certificazioni richieste e rese dal Comune che attestano inequivocabilmente che la particella 131 ricada in zona agricola.

Quelle porzioni di territorio non hanno mai subìto, dunque, alcuna variazione urbanistica con relativa diversa destinazione d’uso e l’inserimento della particella 131 rappresenta un illegittimo sconfinamento, ampliamento, dell’autorizzazione originaria per il quale non è possibile certificare la “conformità” dell’autorizzazione di cui oggi si richiede il rinnovo, nel raffronto con quella “allora autorizzata”.

E sulla validità di quella autorizzazione leggiamo in questi giorni che fu il frutto avvelenato delle mazzette, una discarica abusiva, come per anni abbiamo detto anche prendendoci le querele, visti gli esiti non ancora definitivi della sentenza sull’inchiesta Terra Mia, oggi arrivata al primo grado di condanna, comminando 9 anni per Cannova, il funzionario infedele della Regione siciliana, e 6 anni per Proto, padrone dell’OIKOS, per corruzione.

Anzi, l’ing de Rosa nel ribattere alle osservazioni della ditta sostiene che ha sempre giocato con due mazzi di carte, due progetti paralleli, uno “autorizzato” con le 4 particelle che non contengono l’area di sconfinamento abusivo, e l’altro con la 5^ particella (l’ormai famigerata particella 131) su cui la Oikos non ha mai chiesto certificazione urbanistica, anche perché al tempo della prima autorizzazione non era in sua proprietà in quanto intestata alla società Ilap-Fabbrica di laterizi.

Si profila netto l’abuso edilizio non sanabile che la verifica tecnica del Comune di Motta fa emergere con chiarezza e che non può che portare al diniego del rinnovo dell’autorizzazione perché non si possono autorizzare impianti industriali su terreni altrui o che non lo erano già al momento della prima autorizzazione.

Abbiamo detto in tante occasioni che non è compito nostro trovare le soluzioni alla chiusura della discarica e al destino dei lavoratori, tuttavia non ci siamo mai tirati indietro rispetto al problema regionale, l’abbiamo fatto presentando un’osservazione al piano rifiuti lo scorso 25 marzo, dicendo che la discarica Oikos non poteva essere la “riserva del regno” per oltre un terzo degli abbancamenti previsti e che nel piano bonifiche, carente, non risulta neanche citata Cda Tiritì, la discarica esaurita, insomma, che vedevamo sconfessato, anche con Musumeci, l’idea di non essere considerati la pattumiera della Sicilia tutta, come le ultime 82.000 tonnellate di rifiuti per i prossimi 150 gg attestano.

Oggi, alla luce di una relazione tecnica e di una sentenza di primo grado la Regione Siciliana non può ignorare che l’autorizzazione 221/2009 è totalmente illegittima per le distanze non rispettate, per l’abusivismo delle particelle inesistenti e non possedute e perché frutto di corruzione, come da sentenza di primo grado Terra Mia. Se neanche davanti all’illiceità acclarata c’è modo di ripensare al piano rifiuti e non rinnovare l’autorizzazione, vuol dire che non siamo neanche uno stato di diritto. Siamo in balia del sopruso privato, avallato dalla ragione di Stato. Naturalmente non vogliamo crederci e fidiamo che oltre che un giudice a Palermo ci siano politici e funzionari avveduti.

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Redazione

La Redazione di Misterbianco 3.0

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