Scioglimenti e (in)candidabilità, l’avvocato Motta: «La saga degli errori/orrori». Risponde il direttore Una riflessione del legale misterbianchese, dopo la sentenza del tribunale civile. E il commento

Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’avvocato Piero Motta dopo la sentenza di primo grado della prima sezione civile del Tribunale di Catania sulle proposte di incandidabilità di nove ex amministratori del Comune sciolto per infiltrazioni mafiose.

La recente pubblicazione della Sentenza del Tribunale di Catania che ha respinto la richiesta di incandidabilità di otto su nove ex Consiglieri Comunali ed Assessori (oltre il Sindaco uscente) mi spinge a esternare alcune mie impressioni sull’intera vicenda sul solco di un mio precedente articolo pubblicato su Misterbianco 3.0

Nel suddetto provvedimento il Tribunale, con una articolata e complessa motivazione estremamente puntuale nello svolgimento di ogni dettaglio, ha di fatto consentito all’intero consesso eletto nelle ultime elezioni (con la sola eccezione di una persona) di potersi nuovamente presentare al corpo elettorale.

Appare a tutti evidente che tale condizione rappresenta la fisiologia democratica e quindi la Sentenza ha considerato inesistente ogni forma di patologia democratica nel percorso politico-amministrativo- elettorale della nostra comunità.

Ed infatti se, come appare indubbio, lo scioglimento dei nostri organi elettivi avrebbe dovuto recidere ogni presunto legame tra gli amministratori e la criminalità organizzata, è a tutti evidente che la recente Sentenza priva di ogni presumibile efficacia le misure adottate con lo scioglimento del consiglio.

Inoltre se, come sembra evidente dalla lettura del suddetto atto giurisdizionale, non sussistevano le ragioni per impedire a tutti i soggetti, colpiti dalla interdittiva, di potersi candidare e quindi presentarsi al corpo elettorale affinché questi decidesse della loro elezione, sorge spontaneo chiedersi la ragione per la quale il nostro Comune sia stato sciolto!

I giuristi a volte, coi loro tecnicismi, rendono incomprensibili ai più le ragioni sottese a singoli provvedimenti e tuttavia, nonostante non sfugga che le ragioni per uno scioglimento possono essere diverse rispetto alle ragioni di ineleggibilità di singoli componenti, l’epilogo della vicenda (ad oggi non si ha notizia di una impugnazione del suddetto provvedimento) che ha, invece, permesso a tutti (tranne uno) sembra incartarsi su se stessa e divenire più una novella pirandelliana che un frustrante accadimento che ha colpito la nostra comunità misterbianchese.

Siamo in presenza di un vero e proprio valzer degli errori (orrori diremmo) ovvero ci si ritrova in un percorso a ritroso in cui un errore ne chiama subito un altro come le ciliegie?

Elenchiamo il tutto allora:

A
La recente sentenza ha ritenuto un errore la richiesta di incandidabilità
avanzata dalla Prefettura per il tramite l’Avvocatura di Stato.

B
Ma se tutti o quasi si potranno ricandidare allora sarà stato un errore ritenere
che si dovessero spezzare quei legami criminogeni che si supponeva esistere tra pubblici amministratori e criminalità.

C
Se quindi non vi era la necessità di spezzare questo (inesistente) legame vi è stato un errore
nell’emettere il provvedimento di scioglimento che è stato ovviamente redatto in base ad una relazione presentata dal Prefetto al Ministro degli Interni e da questi al Consiglio dei Ministri.

D
Vi è quindi stato un macroscopico errore nella relazione redatta dai tre Commissari ispettivi
inviati a “verificare” quali indecenti relazioni esistessero nell’ambito comunale così forti e pregnanti da condizionare l’intera attività amministrativa.

E
Ma se vi è stato questo cattivo lavoro da parte dei tre solerti funzionari ciò è stato determinato
da un evidente errore nello sceglierli in quanto se, come appare dal provvedimento del Tribunale, nessun elemento probatorio sembra essere stato portato a sostegno delle tesi “colpevoliste”, ed anzi la relazione sarebbe costellata da macroscopici errori (uno fra tutti avere ritenuto condannato penalmente un assessore mentre invece era stato completamente prosciolto), costoro non hanno fatto bene il proprio lavoro ovvero hanno adottato metodologie esageratamente inquisitorie.

In entrambi i casi hanno comunque errato.

Questo elenco, ahimè, assai triste ci impone qualche altra domanda una delle quale assai sarcastica: e se avesse errato anche il Tribunale?

Oppure vogliamo, forse, addossare la responsabilità al corpo elettorale!?

Tutto ciò anziché chiarezza crea soltanto confusione e la confusione è la patria dell’errore e l’errore è la culla della “malagestio”.

E allora vuoi vedere che invece di risolvere i problemi così li creiamo?

Misterbianco 27 marzo 2021

Piero Motta

Gentile avvocato Motta, lei ha toccato egregiamente alcuni punti per cui molti misterbianchesi, non dotati degli adeguati strumenti di conoscenza tecnica, potrebbero legittimamente provare difficoltà nel trovare il cosiddetto “bandolo” per districare l’aggrovigliata matassa delle motivazioni giuridiche alla base di quanto è avvenuto nel nostro Comune.

Purtroppo, di sentenze e motivazioni che il senso comune giudicherebbe paradossali sono piene le cronache quotidiane. Esse danno sempre più l’impressione che l’Italia, un tempo culla del diritto, sia diventata la patria dei legulei.

Non possedendo neanch’io tali strumenti, provo, con la fioca luce della lanterna del buon senso, a trovare qualche strada.

Lei ha giustamente chiosato che “le ragioni per uno scioglimento possono essere diverse rispetto alle ragioni di ineleggibilità di singoli componenti”. E, in effetti, il tribunale civile con la sua decisione ha ristabilito i diritti elettorali dei singoli politici.

Ciò inficia tutto il percorso che ha portato alla necessità di sciogliere gli organi elettivi del Comune? Entrambi le necessità potrebbero coesistere? L’una potrebbe non escludere l’altra?

Tra tali dubbi, una certezza rimane, cioè che la relazione della commissione prefettizia ispettiva almeno una cosa l’ha fatta: portare a galla svariate anomalie nella gestione dell’attività amministrativa del Comune di Misterbianco.

Tra tutte, la “ridondanza organizzativa” della macchina burocratica. Con la spiegazione suffragata dalla diretta dichiarazione dell’ex sindaco, in audizione alla commissione il 23 maggio 2019, così riportata nella relazione finale: «una struttura così allargata è frutto di una scelta intesa a “gratificare” un numero di dipendenti più elevato del necessario, pur nella consapevolezza della scarsa professionalità e preparazione posseduta dai dipendenti, posti, volutamente, al vertice di alcuni servizi».

Quindi, incarichi affidati con decisioni arbitrarie, sulla scorta di considerazioni clientelari, familistiche e de-meritocrazia. Possiamo arguire che ciò non può che riflettersi negativamente nei rapporti tra cittadini-operatori-utenti fruitori di tali servizi e la pubblica amministrazione?

Ciò è sufficiente per sciogliere un Comune per infiltrazioni mafiose, senza altre motivazioni? Non essendo un giurista non saprei rispondere. Ma da privato cittadino e osservatore della vita pubblica, direi che ce ne sarebbe almeno per invocare il ritorno alle tanto deprecate Commissioni Regionali di Controllo.

Cordiali saluti

Rosario Nastasi
direttore responsabile di Misterbianco 3.0

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