Il comizio “sponsorizzato” da Nessuno Tocchi Caino Dalla lotta alla pena di morte al manifesto di apertura della campagna elettorale di Nino Di Guardo

Nessuno Tocchi Caino è una Associazione che combatte da anni battaglie meritorie contro la pena di morte, per i diritti dei detenuti, per la modifica di norme che ledano i diritti inviolabili dell’individuo.

Si tratta di alcune storiche battaglie del Partito Radicale, che hanno reso negli anni l’Associazione guidata oggi da Rita Bernardini e Sergio D’Elia sempre più centrale nel dibattito sulla cultura giuridica del nostro Paese.

Furono loro a dare ospitalità, durante il regime di semilibertà consentito dai giudici di sorveglianza, a esponenti delle Brigate Rosse e ad esponenti illustri dei Nuclei Armati Rivoluzionari, come Francesca Mambro e Giusva Fioravanti; estrema destra ed estrema sinistra “carceraria”, per dimostrare nei fatti come l’intento della limitazione della libertà debba essere considerato sempre transitorio, rieducativo, mai vendicativo.
Anche nei casi “estremi”.

Posizioni complicate, non sempre condivisibili, ma sempre argomentate in punta di diritto.

Tutto è filato liscio fino a quando Nessuno Tocchi Caino non ha incontrato un simpatico vecchietto ottantenne, con il vizio di fare il Sindaco a Misterbianco, che si chiama Nino Di Guardo.

In via di Torre Argentina hanno creduto alla sua narrazione sullo scioglimento del Comune di Misterbianco, che lo vedrebbe nel ruolo della vittima, del perseguitato politico, del politico al centro di un complotto di Stato; un “crimine di Stato”, insomma, come ha voluto sobriamente intitolare il proprio libro.

Una specie di golpe ai suoi danni, insomma, coi Prefetti che si riuniscono di notte per tessere la trama nella quale intrappolare l’esponente storico della sinistra misterbianchese, neanche fosse Che Guevara o Fidel Castro.
Una narrazione tossica, surreale, ma teoricamente in linea con le battaglie dell’Associazione.
Solo che non lo conoscevano bene.

E per questo, per la signorile (ed errata) convinzione di avere a che fare con una personcina ammodo, oggi si ritrovano le chat di whatsapp e i muri del paese intasati dal manifesto del comizio di apertura di Nino Di Guardo, con la “firma” in basso a destra, udite udite, dell’Associazione Nessuno Tocchi Caino.
Riprendiamoci la nostra Misterbianco. Comizio del candidato Sindaco Nino Di Guardo”.

Facciamo una fatica tremenda a pensare che qualcuno a Roma lo abbia autorizzato a trascinarli attivamente nell’agone politico, a farli diventare committenti del manifesto di un comizio che aprirà la campagna elettorale di un candidato del Partito Democratico; un candidato che, con Debora Serracchiani e Anthony Barbagallo, non si è fatto scrupolo alcuno di partecipare a un evento “antimafia”, lui, già Sindaco di un Comune sciolto per mafia.

Facciamo fatica e un po’ ci dispiace, perché al netto delle battaglie e dei temi trattati siamo convinti che la storia di Nessuno Tocchi Caino sia stata esemplare e coraggiosa.

E ci dispiace che una persona seria come D’Elia sia stato costretto, sentito telefonicamente dalla Redazione, a disquisire sulla posizione della scritta, la mancanza del logo, la differenza fra committenza e sponsorizzazione, allo scopo di “assolvere” l’ex Sindaco e la sua “monelleria”.

Oggi Nessuno Tocchi Caino perde un po’ della propria verginità, finendo in mezzo alle beghe di un paese di cinquantamila abitanti, ostaggio di un anziano signore che ha fatto da anni il bello e il cattivo tempo, stringendo patti con chiunque e utilizzando chiunque, quando questo sia servito a conquistare, o mantenere, il potere.

Peccato.

Dalle grandi battaglie di civiltà alle “trombe” che annunciano il comizio del tribuno del popolo: organizza Nessuno Tocchi Caino.

Addirittura.

Paolo Di Caro
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Paolo Di Caro

Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale. Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia. Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo. A parte questo, non molla mai.

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