…ma non dovevamo rivederci più? L’ex Sindaco Di Guardo cerca la “sesta”.


Violento contro il Prefetto e i Commissari, adombrando addirittura responsabilità penali, per loro, sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Misterbianco, paternalista e castrante verso i “giovani”, sia del PD che dei 5Stelle, invitati a saper aspettare, perché “per amministrare ci vuole esperienza”.

L’attesa “eterna” dei tanti giovani, insomma, che gli hanno creduto, nella storia, diventando adulti e disillusi.

E fuori dai giochi.

È il solito Di Guardo, forse ancora più incattivito, quello che dal palco del Comizio “targato Nessuno Tocchi Caino” (per pagare meno la tassa di affissione, dicono i bene informati) lancia la sua ennesima candidatura a Sindaco, “per il bene di Misterbianco”, “per l’onore violato”, neanche fosse Mimì Metallurgico, “perché gli avvoltoi hanno ripreso a volare sul paese”.

Ovviamente zero riferimenti alle disavventure giudiziarie del suo ultimo vice-Sindaco, anche perché le liste per il Consiglio Comunale a suo sostegno qualcuno dovrà pur sottoscriverle.

E Di Guardo tiene famiglia. 

È quasi encomiabile la pervicacia di questo anziano mestierante della politica, incapace di immaginarsi in un posto diverso dalla poltrona di Primo Cittadino.

Attacca a destra e a manca, ribadisce la tesi del complotto di Stato e le ingiustizie subite, dicendosi “costretto” a non poter passare la mano per poter dimostrare che Misterbianco è un Comune pulito.

Un filantropo, insomma, uno dei tanti che “lo fa per noi”.

Si insinua con malcelato cinismo nei dubbi, reali o presunti, dei Pentastellati, ridicolizzando l’Onorevole Dino Giarrusso e invitando “i giovani del Movimento” a “lasciarlo perdere, perché non sa nulla di Misterbianco”.
Conoscendo Giarrusso, e la sua notoria sportività, si prevedono scintille.
Poche parole per il suo (?) PD; anche perché su quel fronte c’è solo qualche anziano punto di riferimento, come Villari, ad aver avanzato timidissimi dubbi sulla ricandidatura del kaiser Nino, in ossequio ai tentativi nazionali di riprodurre lo schema giallo-rosso.

I giovani annuiscono, annaspano, subiscono, nella migliore delle ipotesi. 

Lui, il Sempiterno, il Sindaco per diritto divino, tira dritto verso l’obiettivo, calpestando ogni cosa gli si presenti davanti, pur di mettere insieme l’ennesima coalizione vincente.

Costi quel che costi, con chiunque ci stia, tanto garantisce Lui.

Il Sindaco che cancella la mafia con la sua sola presenza, metà Houdinì, metà Pifferaio di Hamerlin, alle soglie degli ottant’anni lo ribadisce dal palco senza possibilità di replica: ci sono io, comando io, per gli altri ci sarà tempo.
Domani. Forse.

Paolo Di Caro
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Paolo Di Caro

Classe 1972, Misterbianchese, giornalista, manager pubblico, Sommelier master class. Da due anni, vista la crisi del teatro, anche attore amatoriale. Ex runner con l'artrosi, appassionato di Dylan Dog e Corto Maltese. Per invidia. Il Bilbo Baggins che era in lui è partito, Frodo non ha più l'Anello e anche Gandalf non è che si senta benissimo. A parte questo, non molla mai.

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